Questa faccenda del matrimonio, poi, non l’ ho ancora capita. E’ una sorta di protocollo dal quale è impensabile uscire.
Sulla soglia dei trenta, parte la ricerca sconsiderata di trovare un uomo. Locali, spiagge, cene, supermarket, centri abbronzanti, palestre, manicure(perché oggi gli uomini vanno dalla manicure!), ogni luogo può esser quello giusto per trovarlo. Non importa come sia, purché non oversize e squattrinato, insomma, un buon vessillo da sbandierare alle quattro ziacce che tengono sempre gli occhi puntati sulle non maritate.
“E tua figlia, la grande, è sposata, vero?!”, “No, veramente no, è single!”. “Cos’è?!”, “Non ha ancora trovato il ragazzo giusto per lei!”. Panico. “E va beh, dai, su, basta che stanno bene.” Il che sta a significare “hai una figlia zitella, e riesci anche a dormire la notte?!( ma che problema avrà tua figlia che nessuno la vuole?!”
Finalmente un uomo esce fuori, lo si trova, rattoppato e sulla soglia dei quaranta, e ovviamente stempiato( è il male del secolo, dopo la cellulite), ma laureato e che fa la sua figura.
Dunque, me lo chiedi o no?! Ce lo chiede, ed ecco qua che si muove la macchina da guerra dell’organizzazione del matrimonio”.  E’ un meccanismo diabolico al quale non c’è scampo. Dunque, la chiesa. Poi dopo il locale. Rigorosamente in ordine. Poi la scelta dei testimoni.  L’arredo casa (in genere lei si accalappia l’uomo casamunita, se poi è casamunito lui il colpaccio è da sventolare per 4 generazioni); salotto, cucina camera da letto, tutto in modern style, tutto in  nuove colorazioni che pare vadano di moda, venghè tekè  smaltè pelleé lacchè ). E poi, lui, il protagonsita assoluto, l’abito della sposa. Bello, originale( chissà perchè poi sembrano tutti uguali), costoso. Più costoso è e più va sbandierato alle sette orecchie “5000 euro…7000…ma dai? Ma siii….”. Ma la cosa più inquietante è che questo unico abito del giorno più bello della tua vita, dopo il gran giorno, lo si porta in lavanderia (300-500 euro) , per tenerlo depositato vita natural durante, nell’armadio, come un cadavere che non farete altro che maledire perché toglie spazio ai piumoni per l’inverno dei bambini, in scatoloni sopra l’armadio! Ma prima d’ogni cosa, molti mesi prima, c’è un altra gran novità : la “promessa!” di matrimonio! (casomai non fosse chiaro che tra  otto mesi ci si sposa, eh!). Quindi, ci vuole una pre-festa. Un locale dove distribuire partecipazioni e confetti verdi, dopo esser stati a palazzo di città a piangere e scattarsi flash negli occhi di fronte a un funzionario apatico e sudato del comune che potrebbe leggere con lo stesso tono il vostro atto di morte.
Poi, il gran giorno. Un anno  e tre mesi dopo l’annuncio. Il giorno delle nozze. Circa il 70 per cento degli invitati non li rivedrete mai più nella vostra vita. Il 20 per cento sono il 2 del “per due” sull’invito. Il resto sono amici e parenti stretti che dovrete invitare per  i prossimi festeggiamenti futuri di qualsiasi sorta.

M c’è una cosa che mi ha sempre lasciato pensare parecchio : ma perché mai lui chiede a lei, “mi vuoi sposare?” e lei, in preda all’eccitazione e all’euforia di non essere più una potenziale vecchia smaritata dice “siiiiiiiiiiiiii”, e ci si sposa un anno dopo?!! Voglio dire, durante un anno di “ci sposiamo!”e folli preparazioni ed estenuanti elencazioni maniacali e morbose ad amici e parenti ( che verranno a sedersi al tuo tavolo lacchè e sul tuo divano pellé una volta o due in tutta la vita), non c’è il rischio d’impazzire e di ripensarci a starsene a casa propria?!

Ma tanto ormai, ci si è sposati, tutto a posto, dunque, siamo marito e moglie, adesso! la società non potrà più bollarci come zitelloidi trentenni, siamo una coppia realizzata felice originale e che ha fatto tutto secondo le regole sociali e alla grande! Il matrimonio dell’anno, anzi del secolo! Perché non venite a casa nostra a prendere un caffé, vi faccio vedere il filmino del matrimonio e del viaggio di nozze!

I sette orecchi “(alla malora!) Si , magari! Volentieri!”

Tre mesi dopo…
“Ma non è ancora incinta?!” “No, chissà…forse non vengono…”

Gì.

 

 

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