pino dani La voce di tutta la mia infanzia e adolescenza.Per casa aleggiavano le note delle sue musiche, dal giradischi di mio padre, che alternava i Pink Floyd e De Andrè, con Pino Daniele. Cantava lui al mio primo concerto in uno stadio, era luglio, e vi assicuro che ascoltarlo intonare “Quann Chiove” sotto una pioggerellina d’estate era di una poesia assoluta. Ti faceva sentire al posto esatto al momento giusto. Non aveva perduto la sua spontaneità e semplicità, con il successo. Apriva i concerti salutandoci con un “ciao uagliù!”. Li riempiva, lui, gli stadi, negli anni novanta. Eravamo una generazione di sognatori sobri che s’innamoravano sulle note di “Quando”, e ridevamo con le battute uniche di Pinuccio e Massimo Troisi . (Massimo “Ja Pino, vuo’ scrivere na canzon’ accussì ce facc’ nu film ngopp’?” E Pino rideva a crepapelle, in un’intervista indimenticabile con Mollica).
In motorino, quando si andava al mare, si canticchiava “e po’ ce rest o mare e a’ pacienz ‘ e suppurtà…”. La sua voce inconfondibile è l’anima bella e più pura di Napoli, per cui il mondo l’adora e corre a rimirarla, una volta almeno nella vita. Musicisti di tutto il mondo ammiravano il tocco della sua chitarra e il suo particolarissimo blues “nero a metà”, dai tratti squisitamente partenopei che si sposavano così bene con quel ritmo. Pino e Pat Metheny, me li ricordo ancora insieme, su quel palco, Napoli e l’America in un unico suono, con la voce di Pino che ci inorgogliva di essere napoletani.
Vent’anni fa si fermava il cuore di Massimo, lasciando Pino con il suo colmo di dolore e sofferenza, che pativa lo stesso male dell’amico di sempre.
Stanotte si è spento quello di Pino. Siamo sgomenti, ora come allora. Napoli è grigia e cupa anche se c’è il gran sole di sempre. Che avrebbe cantato Pino, oggi? Una canzone mi risuona, su tutte. “E invece no, ridiamoci sopra un po’, na scarpa sì na scarpa no, le perdo sempre non so dove cercare…”

GìD.M.

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