C’è poco da ridere.
Non è una malattia. E’ più uno stato d’animo.
Metti la testa sul cuscino e invece del sonno ristoratore giunge un nodo in gola che non vuole andare giù. Allora bevi un poco d’acqua, ti schiarisci la gola, ma il sintomo peggiora. Aggiungi un cuscino dietro la testa, giri a caso due tasti del telecomando, magari con Marzullo mi distraggo, ti ripeti col nodulo che si fa sempre più grosso, a ridosso dell’epiglottide.
Niente panico, ti ripeti, afferrando una pastiglietta di antistaminico dal borsello delle medicine che tieni nel comodino. Magari è lo stomaco, ti dici poi, mandando giù un gastroprotettore in gel. No, cazzo, è allergia, sarà stata quella caramella alla fragola, sono allergica a qualche colorante. Allora convieni che occorra una pastiglietta di bentelan orosolubile, e la piazzi in modo frenetico sulla lingua attendendo qualche eterno secondo la guarigione.
Che non arriva. Infili le scarpe, boccheggiando, vai al pronto soccorso a piedi, la camminata più lunga della tua vita in cui credi di morire ad ogni passo.
Arrivi, ti fanno sdraiare su una barella (in codice bianco?!), ti misurano il respiro con una pinza al dito. E’ buono, dicono.
Hai qualche bollicina in gola.
“Ha litigato col fidanzato?”

Gidm

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