E’ da quando ero bambina che convivo con le alte temperature. Non c’era Natale in cui non scartocciassi i miei regali con vista annebbiata da quaranta di febbre e uova di Pasqua che non addentassi con la bocca al sapore di tachipirina.

E dopo un po’ di anni, rieccomi qui. In una casa lontana dalla mia, a sbocconcellare la pastiera di grano con le ossa indolenzite e la fronte dolente.

Sì, ci ho pensato che le difese immunitarie mi crollano a picco appena allento il freno alla frenesia della quotidianità. Ma ormai mi ci sono abituata.

Sono perfino ritornata al termometro di vetro, non li fanno più al mercurio, credo sia titanio o qualcosa del genere.

Eppure, ora come allora, quando il mio corpo scotta e la mia mente divaga, la mia penna scrive e la mia fantasia si scatena, libera, sfrenata. Pazza

Sarà per questo che mi faccio venire la febbre, per trovare il tempo e il delirio per inventare storie?

In ogni caso, qua non siamo ipocondriaci con la febbre.

Viva la tachipirina mille orosolubile

GiDM

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